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Le Terre Del Re
Scritto da Axl   
mercoledý 04 giugno 2008

LE TERRE DEL RE

I LUOGHI SONO ORDINATI DA NORD A SUD


ISOLA DELLA CHELA

Si trova a poche ore di navigazione dalla Roccia del Drago; è l’antico scoglio della casa Celtigar.

È poco sorvegliata: si afferma che il suo castello sia pieno di tappeti di Myr, vetri di Volantis, piatti d’oro e d’argento, coppe ingioiellate, magnifici falchi, un’ascia di acciaio di Valyria, un corno in grado di sollevare i mostri dalla profondità, cesti di rubini, e più vini di quelli che un uomo può bere in cent’anni.

 

 

DUSKENDALE

Uno dei più importanti porti della costa orientale dei Sette Regni. La città è difesa da delle mura, in cui vi è un unico portale d’entrata. Superando il portale si è subito nella piazza del mercato cittadino, da cui si diramano le vie della città, tutte bene acciottolate.

La città di Duskendale è costruita tutt’intorno al porto. A nord vi sono delle scogliere di pietra bianca, mentre a sud vi è un promontorio roccioso, che protegge il porto dalle tempeste del Mare Stretto.

Il castello, il Forte Grigio, della casa Ryger domina il porto: è un maniero squadrato, i cui torrioni cilindrici sono visibili da ogni angolo della città.

La locanda più grande della città é la locanda Le Sette Spade costruita su quattro piani. La doppia porta d’entrata è splendidamente decorata.


 

LA ROCCIA DEL DRAGO


È l’isola da cui i Targaryen sono salpati per conquistare i Sette Regni.

Qui si sono rifugiati ser Willem Darry, la regina Rhaella ed il principe Viserys dopo la caduta di Approdo del Re.

Si trova all’esterno di Approdo del Re, poco lontano dall’imboccatura della Baia delle Acque Nere. Dopo la caduta dei Targaryen, è diventata la fortezza di Stannis Baratheon.

Qui è nata Daenerys Targaryen.

In un tempo lontanissimo, si trattava dell’ultimo avamposto dell’impero di Valyria; furono i valyriani ad erigere quella cittadella: configurarono le loro torri a forma di drago per far apparire la loro fortezza ancora più minacciosa; per lo stesso motivo incoronarono le loro mura con centinaia di doccioni invece che con semplici merlature.

Ai tempi dei Targaryen spettava di diritto all’erede al trono.

È costellata da aspri artigli di granito.

Si assicura che quanto a tetraggine la Roccia del Drago non abbia rivali. Una solitaria cittadella nel mezzo della desolazione liquida, assediata da tempeste e dal sale, con l’ombra della montagna fumante incombente sullo sfondo.

È antica ed inespugnabile, ma con pochi lord minori, le cui isole pietrose sono troppo scarsamente popolate per fornire a Stannis gli uomini che gli servono.

Sulle mura, al posto dei merli, un migliaio di esseri grotteschi e mostri guardano giù, ognuno differente dagli altri: dragoni alati, grifoni, demoni, manticore, minotauri, basilischi, mastini infernali, ed un migliaio di figure ancora più strane escono dai bastioni del castello come se fossero cresciuti lì. Ed i draghi sono ovunque.

La Sala Grande è un drago che giace sul suo stomaco, in cui si entra dalla bocca aperta.

Le cucine sono un drago arrotolato, con il fumo e il vapore dei forni che esce dalle sue narici.

Le torri sono draghi incurvati sui muri o in posa per il volo; il Drago del Vento sembra urlare, mentre la Torre del Drago Marino giace serena sulle onde. Draghi più piccoli costellano le porte. Artigli di drago emergono dalle mura per afferrare torce, grandi ali di pietra attorniano la fucina e l’armeria, e le loro code formano archi, ponti, e scale esterne.

La Stanza del Tavolo Dipinto ha pesanti tende di velluto ed imposte di legno.

I corvi messaggeri giungono sulla balconata su cui danno le stanze di maestro: i loro escrementi punteggiano i doccioni alti dodici piedi che torreggiano ai lati, e rappresentano un cerbero e un grifone, due dei minacciosi bassorilievi che incombono a migliaia dalle mura dell’antica fortezza.

Le segrete sono più calde di quanto qualunque cella abbia il diritto di essere e sono oscure.

Una luce arancione cade attraverso le sbarre di ferro dalla torcia nel muro lì fuori, ma la metà nera della cella rimane inzuppata nell’oscurità. È anche umido, come ci si può aspettare da un’isola come la Roccia del Drago, dove il mare non è mai lontano. E ci sono ratti, tanti quanti ci si può aspettare che n’abbia ogni prigione e anche qualcuno in più. I passaggi lisci sotto la grande massa della Roccia del Drago sono sempre caldi, e si dice che diventino sempre più caldi a mano a mano che si va giù. Vi sono delle scale a chiocciola. Le mura sono di pietra scura, fredda al tocco. Andando in su, al terzo giro si deve passare attraverso una porta di ferro che si apre sull’oscurità, ed un’altra al quinto giro. La porta successiva è fatta di legno. Si esce attraverso una pesante porta, al di là della quale un alto ponte di pietra si inarca sul vuoto fino alla massiccia torre centrale chiamata Tamburo di Pietra.

La Sala del Tavolo Dipinto si trova in cima al Tamburo di Pietra, la fortezza principale della Roccia del Drago. Il Tamburo di Pietra è così chiamato dal modo in cui le sue mura antiche risuonano e rimbombano durante le tempeste. Per arrivarci, bisogna attraversare una galleria, passare oltre le muraglie intermedia e interna, con i loro doccioni guardiani e le grate di ferro nero come l’inchiostro, e infine salire altri gradini. La Galleria è composta da una fila di alte finestre ad arco, da cui si ha un’ampia prospettiva del ponte levatoio, il muro di cinta esterno e il villaggio di pescatori oltre la rocca.

La Sala del Tavolo Dipinto è un’ampia stanza circolare, dalle nude pareti di pietra nera, con quattro alte, strette finestre rivolte ai quattro punti cardinali della bussola. Al centro del salone troneggia il grande tavolo che gli dà il nome, un blocco massiccio di legno istoriato secondo i dettami di Aegon Targaryen nei giorni che hanno preceduto la Conquista. Il Tavolo Dipinto è lungo cinquanta piedi, largo la metà nel punto più ampio, ma nemmeno quattro piedi in quello più stretto. I carpentieri di Aegon lo avevano conformato a immagine e somiglianza della terra dell’Occidente, intagliando ogni singola baia, affilando ogni singola penisola, fino a eliminare dal contorno del tavolo qualsiasi linearità. Sulla superficie ormai scurita da oltre trecento anni di verniciature, sono rappresentati i Sette Regni così come erano ai tempi di Aegon. Si distinguono fiumi e montagne, castelli e città, laghi e foreste. Nella sala c’è un unico scranno, accuratamente posizionato nel punto preciso che la Roccia del Drago occupa al largo della costa della terra d’Occidente, in posizione elevata in modo da fornire una visuale completa del piano del tavolo stesso.

Il Giardino di Aegon ha un piacevole profumo di pino, e alti alberi crescono in ogni angolo.

Ci sono anche rose selvatiche, e torreggianti siepi spinose, e un luogo paludoso dove crescono i mirtilli.

Il Tempio della Roccia del Drago sorge nel punto esatto in cui Aegon il Conquistatore si è inginocchiato a pregare prima di salpare.

Nel porto della Roccia del Drago una piccola locanda malridotta si erge alla fine di un molo di pietra. A lato dell’ingresso c’è un doccione alto metà di un uomo, le fattezze del volto di pietra talmente erose dalla pioggia e dal sale da essere ormai irriconoscibili.

 

 

DRIFTMARK

Si tratta di un’isola nei pressi della Roccia del Drago.

 

 

FIUME DELLE RAPIDE NERE

Questo fiume si trova verso Approdo del Re e sfocia nella Baia delle Acque Nere. Ha acque molto profonde ed è dotato di cascate che lo rendono una bella difesa naturale. Là dove va a gettarsi nel mare, il fiume delle Rapide Nere fluisce rapido e possente.

Il fiume è uno scintillante nastro verde azzurro. Nelle anse della corrente impercettibilmente lenta lungo le sue rive, le canne crescono fitte.

Tra il fiume e l’Occhio degli dei c’è una piccola città; il fortino è fatto di pietra, con un solo torrione.

La pista lungo il fiume non è certo la Strada del Re, ma non è nemmeno così malridotta.

C’è un capanno di qualcuno che vive nei boschi, circondato da vecchi alberi e da tronchi ordinatamente sistemati, pronti per essere tagliati a ciocchi. Una malconcia casa su palafitte, che pencola pericolosamente sulla riva del fiume, su pali alti dieci piedi. Ci sono campi di grano, d’orzo e d’avena.

Tutti dicono che è troppo largo e profondo, e che le sue correnti sono infide, pericolose.

 

 

ROSBY

È un piccolo villaggio di capanne di paglia e fango, dove si trova anche il castello di lord Gyles, a nordest di Approdo del Re. 

 

STOKEWORTH

È il castello di Lady Tanda. Si trova poco a nord di Approdo del Re.

 

 

APPRODO DEL RE

É la capitale dei Sette Regni, e si affaccia sulla Baia delle Acque Nere, dove il fiume delle Rapide Nere sfocia nel Mar Stretto.

Dopo la caduta dei Targaryen, essa appartiene a Robert Baratheon.

Si tratta di una grande città, forse la più grande dei Sette Regni; è popolata da tanta gente.

Le mura della città sono alte e solide.

La città è stata costruita nel luogo in cui tre secoli prima Aegon il Conquistatore è approdato con la sua armata ed ha eretto le prime abitazioni; prima del suo arrivo vi sorgeva una foresta.

Quell’insediamento iniziale si è dilatato senza fine e ci sono magazzini, porti secondari, granai, cimiteri, case di pietra, locande, mercati, taverne, bordelli, strade tortuose bordate di alberi, vicoli strettissimi.

Le tre colline su cui è costruita la città prendono il nome da Aegon il Conquistatore e dalle sua sorelle.

Sulla Collina di Aegon si trova la Fortezza Rossa.

Sulla Collina di Visenya c’è il Grande Tempio di Baelor. Al suo interno c’è la fontana dell’arcobaleno. Ha pareti di marmo e sette torri di cristallo. Il Tempio ha sette torri, le cui campane suonano tutte per un giorno ed una notte senza interruzioni quando muore il re; il loro suono dilaga in tutta la città. All’interno del Grande Tempio si danno anche gli unguenti di cavaliere. Davanti ad esso c’è una piazza di marmo bianco, con la statua di Baelor il Benedetto.

Sulla Collina di Rhaenys, alla fine della Strada delle Sorelle, si trovano le rovine annerite dal fuoco della Fossa del Drago, un immenso castello a cupola costruito dai Targaryen per i loro draghi; esso ha porte di bronzo chiuse da centinaia di anni. È abbandonata da un secolo e mezzo. Lì i draghi reali abitavano, ma si trattava di un’abitazione cavernosa, con porte di ferro così spesse che trenta cavalieri potevano correre attraverso esse. Nessuno dei draghi della Fossa del Drago ha raggiunto le dimensioni dei suoi predecessori; secondo i maestri, dipendeva dalle mura attorno a loro e dalla cupola sopra di loro. Certe prostitute si servono di queste rovine per intrattenere i loro clienti. Nel pavimento c’è una zona cedevole, sotto la quale vi è una cantina, luogo più adatto a nascondere l’altofuoco. Ad occidente della Collina di Rhaenys c’è la Porta degli dei. Il mare si trova alle sue spalle. A sud ci sono il mercato del pesce, i moli del porto e la corrente vorticosa del fiume delle Rapide Nere. A nord solo la città: strade, vicoli, colline, bassifondi, altre strade, altri vicoli, la pietra delle mura lontane.

Oltre quelle mura, fattorie e campi e foreste.

Il freddo che regna nella lunga, umida cripta degli Alchimisti penetra fino al midollo delle ossa. Si trova da qualche parte nelle viscere della collina di Rhaenys, dietro l’ordine degli alchimisti. Le umide pareti di pietra sono incrostate di salnitro e non vi è alcuna sorgente di luce. Al di sotto, c’è una seconda cripta in cui sono contenute le vecchie ampolle, quelle dei giorni di re Aerys.

La sede dell’ordine degli alchimisti è un imponente labirinto di marmo nero lucido; un dedalo di curve e di svolte fino a raggiungere la galleria delle Torce di ferro. Si emerge in cima all’imponente gradinata ricurva di fronte alla Strada delle Sorelle, in prossimità della Collina di Visenya.

I poveri vivono nella parte vecchia di Approdo del Re; lì il caldo diventa insopportabile.

In tutto ci sono cento moli.

Parecchie strutture fatiscenti sorgono dietro i moli, che finiscono per attaccarsi all’esterno delle mura come bubboni infetti; baracchini di esche e verdura, depositi, negozietti di mercanti, birrerie cadenti, quei cubicoli lerci dove lavorano le puttane da poco prezzo.

La locanda all’Incudine Spezzata si trova in vista delle mura, in prossimità della Porta degli dei. Ha un cortile interno. Dalla finestra si può vedere il Grande Tempio di Baelor sulla collina di Visenya.

Lungo la Strada della farina si sente l’aroma fragrante del pane appena sfornato. É il posto migliore dove prendere i piccioni, perché le briciole di pane fanno da esca.

Il quartiere delle Pulci, o Fondo delle Pulci, si trova oltre la Strada della Farina. Qui ci sono molte bettole nelle quali arde il fuoco sotto enormi calderoni di stufato, ma le bettole non sono mai vuote e la gente ti guarda. Le stradine sono strette, tortuose, e si aggrovigliano prive di selciato tra le colline. C’è sempre tanfo, un lezzo di porcili, di stalle, di tinture, il tutto mescolato con gli effluvi acidi del vino scadente e dei bordelli da quattro soldi. Davos è nato qui, e qui ha trascorso la sua infanzia.

La Strada delle Sorelle attraversa tutta la città.

La Strada dell’acciaio inizia dalla piazza del mercato accanto alla porta del fango.

La Strada delle Ombre Nere si trova ai piedi dell’alta collina di Aegon.

Nella Via dei Maiali in Fuga vi sono alti edifici di tronchi e di pietra, i cui piani superiori sono così inclinati da dare quasi l’impressione che le pareti delle facciate opposte si stiano baciando.

Ci sono sette porte: la Porta del Drago, la Porta del Leone, la Porta Vecchia, la Porta del Fango, la Porta degli Dei, la Porta del Re e la Porta di Ferro.


Ci sono dei bassorilievi sull’architrave della Porta degli dei. In tempi normali, la piazza presso di essa è piena di contadini venuti a vendere le loro verdure in città.


Il Bordello di Chataya si trova dietro la collina di Rhaenys. La casa è a due livelli, pietra al piano terreno, tronchi a quello superiore. Una torretta cilindrica si leva a uno degli angoli dell’edificio. Molte delle finestre sono impiombate. Sulla porta d’accesso c’è un’elaborata lanterna, un globo di metallo dorato munito di vetri colorati, oscilla nel vento. L’aria odora di essenze esotiche. Il pavimento è istoriato a mosaico: mostra due donne avvolte una sull’altra in un atto erotico. La sala è divisa da un ornato separé di Myr, istoriato con forme di fiori, elfi e fanciulle sognanti. C’è una finestra a vetri colorati. Vi sono due rampe di scale, un lungo corridoio. Da un’altra rampa di scale, si può arrivare fino alla stanza sulla torretta, dove c’è un’unica porta; nella stanza, troneggia un grande letto a baldacchino; accanto a un alto armadio decorato con istoriazioni erotiche si apre una stretta finestra di vetro colorato a rombi gialli e rossi. Nell’armadio, spingendo il pannello di fondo fino a farlo scivolare di lato, si può accedere ad un passaggio segreto; la cavità è immersa in un’oscurità assoluta, ma davanti c’è una scaletta di metallo che conduce nel condotto immerso nelle tenebre; molto al di sotto della strada, il condotto si apre in un tunnel inclinato. Il tunnel fu scavato per conto di un Primo Cavaliere, il cui onore gli impediva di entrare e uscire da simili luoghi apertamente. Si emerge da una botola nel retro di una stalla, ad una distanza di circa tre isolati sotto la Collina di Rhaenys.

Approdo del Re è il principale porto del reame, e solo Vecchia Città può contendergli il primato.

Se si gira attorno all’Alta Collina di Aegon, ci si infila in un gruppo di stradine più piccole che si affollano intorno ai piedi della Collina di Visenya.

La Fortezza Rossa è la fortezza di Approdo del Re, detta anche Castello Rosso. La foce del Fiume delle Rapide nere si apre sotto la fortezza. Fu fatta costruire dai Targaryen, che da essa dominarono il reame prima di esserne cacciati in seguito alla ribellione di Robert. Aegon il Conquistatore ne ordinò la costruzione, ma essa fu terminata solo sotto Maegor il Crudele; una volta finita, egli fece uccidere ogni operaio e architetto e falegname che vi aveva lavorato, in modo che solo i Targaryen potessero conoscerne i segreti.

Si dice da sempre che nella Fortezza Rossa anche i muri hanno orecchie.

Un tempo le pareti della Sala del Trono erano adornate da teschi di drago; ora invece essi sono stati sostituiti da grandi arazzi con scene di caccia dalle tinte vivide, verde, azzurro, marrone. Dalla galleria superiore, gli spettatori assistono al Concilio Ristretto.

Il Trono di Spade è l’immane, ancestrale scranno di Aegon il Conquistatore, una mostruosità di metallo, un groviglio di lame, rostri, bordi taglienti, pezzi d’acciaio contorti in modo grottesco. Aegon pensava che un re non dovesse mai sedere comodo, e per questo motivo creò questa mostruosità.

All’interno della Fortezza Rossa vi sono segrete enormi dentro le quali si trovano i resti di antiche teste di drago, che un tempo dominavano la sala del trono.

C’è una lunga, stretta finestra che scende inclinata nella stanza nella quale gli scheletri di drago si trovano ora. Per arrivarci, bisogna percorrere un lungo corridoio privo di finestre. A sinistra, c’è l’ingresso al pozzo.

Nella Sala del Concilio Ristretto c’è un lungo tavolo ingombro di pergamene, candele, blocchi di ceralacca. Il pannello della porta è finemente istoriato; ai suoi lati sorgono due sfingi di Valyria. Fuori della sala c’è un lungo corridoio con volta ad arco.

Si dice che le segrete siano piene di trappole per gli inesperti. Maegor il Crudele le ha divise in quattro livelli.

Al livello più alto, ci sono grandi celle dove i criminali comuni possono essere confinati tutti insieme; esse hanno delle finestre strette poste alla sommità del muro.

Il secondo livello ha celle più piccole, dove sono tenuti i prigionieri di alto lignaggio. Esse non hanno finestre, ma torce nei corridoi portano la luce attraverso le sbarre.

Al terzo livello le celle sono ancora più piccole e le porte sono di legno; esse sono chiamate le Celle Nere.

Ma c’è un livello ancora più basso; una volta che un uomo è portato fino al quarto livello, egli non potrà più vedere di nuovo il sole, né udire voce umana, né respirare senza indicibili tormenti: le celle del quarto livello sono, infatti, state costruite per le torture.

Nelle celle riservate ai traditori non esistono finestre, né secchi per gli escrementi, né letti. I muri sono fatti di pietra rossastra, disseminati di frastagliate chiazze di salnitro; la porta grigiastra è di legno scheggiato, spessa quattro pollici, rinforzata da bande di ferro. Le segrete si trovano nelle viscere della Fortezza Rossa, molto più in profondità nel sottosuolo di quanto si voglia immaginare.

La Fortezza è composta da sette gigantesche torri cilindriche protette da bastioni di ferro a formare un enorme labirinto fatto di barriere difensive, ponti e baraccamenti, tutto in pietra rossastra.

All’interno del cortile si svolgono gli addestramenti.

I portali della Fortezza Rossa sono di bronzo.

All’interno del castello si tiene il Concilio Ristretto del Re.

Sul ponte coperto inferiore vi sono i merli per gli arcieri.

Davanti alla fortezza c’è una piazza.

Il ponte levatoio ha grandi cancelli dai cardini rugginosi.

Il Camminamento sopra la Fortezza Rossa è dotato di un robusto parapetto di pietra che delimita il bordo esterno degli spalti. Ogni cinque piedi, ci sono i merli per gli arcieri. Lungo il perimetro interno del camminamento non c’è niente: fino al ponte sottostante sarebbe un salto di settanta, ottanta piedi.

All’interno del castello vi è un luogo chiamato Cammino dei Traditori.

All’interno del Tempio reale una cinquantina di candele votive ardono nel silenzio profumato.

Il Parco degli Dei è un acro di olmi, ontani e pioppi neri, l’albero cuore una grossa quercia con molte ramificazioni. Esso si trova nella cittadella degli dei del sud, al centro della fortezza e della città. Dal parco degli dei si può accedere ad un sentiero lungo il fiume, fiancheggiando le cucine piccole ed il cortile dei maiali.

I quartieri del Primo Cavaliere si trovano in una torre denominata appunto Torre del Primo Cavaliere. I suoi gradini sono di pietra. Si dice che su di essa gravi una maledizione: una lunga serie di persone che hanno ricoperto quella carica, dopo lord Tywin Lannister, hanno fatto una brutta fine. La sala privata delle udienze del Primo Cavaliere non è grande quanto quella del re, ed è ben lontana dalla vastità della sala del Trono di Spade; vi sono tappeti di Myr e arazzi alle pareti.

Sotto la Torre del Primo Cavaliere c’è una piccola stanza rotonda, su cui si aprono sei porte, ognuna delle quali chiusa con una sbarra di ferro. Un braciere adornato sta in un angolo, fatto a forma di testa di drago. Sul pavimento c’è pure il mosaico di una drago a tre teste, rosso e nero. C’è anche un’apertura sul soffitto, ed una serie di pioli sotto di essa. Il tunnel è così piccolo che sarebbe difficile per un uomo di dimensioni normali percorrerlo. Da lì si può sentire tutto ciò che avviene nelle stanze della Torre. Uscendo al terzo piano, ci si trova infine in un caminetto.

Dalla base delle scale del Torrione si può salire porta fino al ponte coperto che supera il cortile piccolo e si collega alla Torre del Primo Cavaliere. Verso il basso, si può percorrere una scala a spirale con stretti gradini di pietra. Al termine di essa si emerge in una cantina cavernosa dal soffitto a volta, con barili di birra ammucchiati gli uni sugli altri fino all’altezza di venti piedi; l’unica sorgente luminosa è una stretta finestra inclinata situata in alto nella parete. La cantina è un vicolo cieco, perché vi è un’unica via d’uscita. Sulla finestra c’è un davanzale interno. La muraglia del torrione è spessa tre piedi e la finestra è simile ad un’angusta feritoia inclinata che sale e porta al mondo esterno.

Il Fortino di Maegor è una fortezza nella fortezza nella quale hanno posto gli appartamenti reali. È un massiccio torrione quadrato nel cuore della Fortezza Rossa; le sue pareti sono spesse dodici piedi. C’è un ponte levatoio che conduce fino ad esso, il luogo più impenetrabile e sicuro della Fortezza Rossa. Esso è circondato da un fossato asciutto, irto di crudeli rostri di ferro. Al suo interno vi è una stretta scala a chiocciola. Dal suo tetto si riesce a vedere ogni cosa, le alti torri ed i poderosi masti della Fortezza Rossa, il labirinto di strade che si stende al di là, il nero corso del fiume a sud e a ovest, la baia a oriente, le colonne di fumo e di ceneri. Nella stanza da letto del re ci sono due caminetti simmetrici alle estremità opposte della stanza ed un letto a baldacchino.

All’interno del Fortino di Maegor vi è la sala da ballo della regina. Non è ampia nemmeno un decimo della Sala Grande del castello, ed è la metà della Sala Piccola della Torre del Primo Cavaliere. In ogni caso, può ospitare cento persone, e la sua raffinatezza compensa le scarse dimensioni. Tutte le nicchie sono occupate da specchi istoriati in argento che raddoppiano così la luce delle torce. Le pareti sono rivestite di pannelli di legno finemente lavorato.

Sul pavimento sono stese stuoie profumate. Una fila di finestre a sesto acuto si apre nel muro sud, le aperture chiuse da pesanti tendaggi. Gli spessi velluti non permettono il passaggio di alcuna luce.

Vi è una lunga fortezza dal tetto di ardesia che è stata chiamata Sepolcro della Vergine fin da quando re Baelor il Benedetto vi confinò la sue sorelle, in modo che la loro vista non lo tentasse da pensieri carnali. Essa è fatta da alte porte scolpite. Al di là di esse, vi sono pochi scalini. Vi è un fuoco al centro della stanza, ed una lunga tavola a cavalletti.

Le stanze del Gran Maestro Pycelle si trovano in luminosi locali sotto l’uccelliera. Qui i medicinali fanno un’impressionante mostra di sé, sia in quantità sia in qualità: dozzine di vasetti in ceralacca, centinaia di fiale tappate, altre centinaia di bottiglie in vetro opaco, innumerevoli flaconi di erbe disseccate, ciascun contenitore accuratamente etichettato nella nitida calligrafia di Pycelle.

Le stanze di Varys possono apparire eccessivamente umili. I suoi appartamenti sono scarsi e piccoli, tre camere minuscole e senza finestre sotto il muro settentrionale. Si può dire che la stanza da letto non è più larga di una bara, e il letto sembra fatto di pietra.

Gli appartamenti di lord Gyles si trovano sopra alle cucine. Sono molto spaziosi e splendidi, con una grande camera e un solarium adeguato, un bagno ed un guardaroba, e piccole stanze aggiuntive per servitori ed ancelle. Dal giardino degli dei si accede ad una scala a serpentina fino ad un piccolo cortile scavato, dove si trova una pesante porta che conduce in una lunga galleria. Lungo le sue mura si trovano armature vuote, scure e polverose, con elmi crestati con file di scaglie che continuano giù sulle loro schiene. Da lì, un’altra scala conduce fino ad una porta di quercia chiusa con una sbarra di ferro; attraverso essa si supera un muro alto venti piedi, e poi si esce all’aperto, sulla cima della scogliera. Al di sotto della scogliera c’è il fiume, che può essere raggiunto tramite una sorta di scala a pioli.

La Torre delle Spade Bianche è la sede della Guardia Reale. Al primo piano c’è una stanza bianca e rotonda. Al centro c’è un tavolo bianco con sopra un libro bianco. Le sue mura sono di marmo bianco slavato con appesi degli arazzi bianchi. Lane bianche ricoprono le pareti, e c’è uno scudo bianco e due spade incrociate montate sopra al caminetto. La sedia dietro la tavola è di vecchia quercia nera, con cuscini di cuoio usurato. Il tavolo è di vecchio albero-sentinella, pallido come osso, fatto a forma di un grande scudo sostenuto da tre stalloni bianchi.

Per tradizione il Lord Comandante siede a capotavola, e i suoi confratelli tre per lato, nelle rare occasioni in cui si trovano tutti e sette riuniti.

È una struttura snella di quattro piani, costruita su un angolo delle mura del castello da cui si può vedere la baia. Al piano terra c’è l’armeria; al secondo e al terzo piano le piccole celle dove dormono i sei membri della Guardia Reale. Al piano più alto ci sono le stanze del lord comandante. Queste stanze sono altrettanto piccole, ma spaziose, e si trovano sul muro esterno, con una vista sul mare.

 

 

BOSCO DEL RE

È la foresta a sud di Approdo del Re. Si estende quasi fino a Capo Tempesta.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 05 dicembre 2009 )
 
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